DALL’ORO DI NAPOLI ALL’IRA DI PARIGI, LA TRISTE PARABOLA DI LAVEZZI

I primi segnali non sono stati incoraggianti, ma quando si parla di un uomo fatto e finito non si possono tollerare ripensamenti professionali così clamorosi. Non si sta parlando di nessun dirigente d’azienda, ma “solo” di un calciatore, nella fattispecie di quel Ezequiel Lavezzi passato la scorsa estate dal Napoli al Paris Saint Germain, ora in crisi d’identità e preda di un’atroce nostalgia.

Verrebbe da dire che questo succede quando in certe scelte entrano le donne, perché forse Lavezzi a Napoli ci sarebbe anche stato ancora un po’, se non fosse che la moglie Yanina voleva lasciare un “luogo di perdizione” in cui era stata rapinata e minacciata (Parigi è davvero più sicura?). Il risultato, a distanza di poche settimane, è che la signora Lavezzi sente la nostalgia del mare e della città partenopea (definita da lei stessa una città di merda), mentre l’attaccante argentino colleziona infortuni  e opache prestazioni.

Come scritto a inizio articolo Lavezzi deve ora dimostrare la sua maturità e, oserei aggiungere, di avere un minimo di coerenza, se non altro per dimostrare di non essere sprovvisto del tipico orgoglio argentino e uscire da questo momento buio. Il nuovo infortunio patito ieri, prima di tornare a sedersi scalciando lo scalciabile su quella panchina che aveva lasciato solo sette minuti prima, lo terrà fuori altri 20 giorni, ma se vuole entrare nel cuore dei parigini deve dimostrare che l’affetto dei napoletani non è stato casuale. La tecnica per fare la differenza non gli manca, ma probabilmente deve imparare l’umiltà necessaria a capire che non è più IL Re, ma UN Re. Del resto si rassegni, Napoli è lontana ormai e le minestre riscaldate raramente funzionano, soprattutto in un mondo, come quello del calcio, dove i tradimenti non vengono perdonati e dove morto (o venduto) un Re, se ne fa un altro.

DALL’ORO DI NAPOLI ALL’IRA DI PARIGI, LA TRISTE PARABOLA DI LAVEZZIultima modifica: 2012-10-04T15:27:00+02:00da harrybosch73
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